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Ïðåññà

 


«Telemann in Major», «Telemann in Minor». Giancarlo Bernacchi
Ôåâðàëü 2008, æóðíàë "Musica", Èòàëèÿ

w«Telemann in Major» Pratum Integrum Orchestra CM 0032005
«Telemann in minor» Pratum Integrum Orchestra CM 0042004

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Rappresentarlo sdoppiato in opposizione dialettica di modi e` una trovata che l’Autore – riteniamo – avrebbe apprezzato. Anche se il Telemann serioso e solenne e il Telemann giocoso e ironico che ci sono noti sono ben lungi dal contrapporsi come vorrebbe lo schema tradizionale della dicotomia maggiore/minore. E gli schemi precostituiti qui non si applicano piu` che vagamente e le uniche regole valide sembrano essere l’inventiva, la concisione e la velocita` della scrittura. L’inesauribile estro creativo dell’Autore promana, anche da questi due dischi gemelli. Il cui pregio non ultimo e` che per sette degli undici brani contenuti – entrambe le suite per orchestra e tutti i Concerti e le sonate in maggiore – si tratta di prime registrazioni.
Gia` una prospezione superficiale dei due CD fa notare un certo parallelismo nelle rispettive compilation. Tutti e due iniziano con un’ouverture- suite – e sarebbe difficile fare altrimenti. L’orchestrazione e` la stessa per entrambe: due oboi, fagotto, archi e basso continuo Anche nelle parti impegnate nelle altre composizioni registrate si rivela un certo intenzionale parallelismo fra i due CD. La Suite TWV55:B4, che probabilmente risale agli anni di Francoforte, da` una misura dell’ecletticita` stilistica di Telemann: l’ouverture alla francese e` seguita da un’aria all’italiana e da un movimento tedesco fin dal titolo: « i corni di Visbade » (Wiesbaden). Seguono altri movimenti di danza e infine un furioso che si definisce da se´.
Telemann espresse apertamente la sua scarsa propensione per il genere del Concerto, ma non si puo` dire che i fatti gli diano riscontro. Di Concerti Telemann ne scrisse una moltitudine e per le piu` svariate formazioni. Si tratta di composizioni di squisita fattura ricche di originalita` e di invenzione armonica. Fra i Concerti qui registrati si segnalano i due Concerti grossi in Sol maggiore TWV52:G1 e TWV53:G1. Sono molto diversi fra loro; il primo sembra appartenere ai primi anni del compositore e rimanda a modi corelliani, pur concedendosi la liberta` di concludere con un veloce movimento di danza non proprio nei modi all’italiana. Il secondo, scritto per un trio di fiati (due flauti e un fagotto) su orchestra d’archi testimonia dello stile maturo dell’Autore ed e` di una bellezza e ricercatezza sonora stupefacente. Il primo movimento, in particolare, cattura l’ascoltatore con un singolarissimo dialogo fra il trio di fiati che tesse con continuita` la sua melodia e le saltuarie, improvvise intromissioni degli archi a commento.
Telemann adotto` quasi sempre per i suoi Concerti lo schema lento-veloce- lento-veloce derivato dalla sonata da chiesa. Fra i suoi pochi Concerti in tre tempi v’e` il TWV51:G4, che risuona infatti di echi vivaldiani. Ma anche qui con aggiunte inconfondibilmente personali. Un analogo commento vale per il TWV51:E1, malgrado qui si torni alla quasi-regola dei quattro movimenti. Di nuovo smentita dal TWV52:e3 in minore che consta a compenso di cinque movimenti. Piacevoli in particolare il primo che contrappone il flauto a una mossa polifonia d’archi e il celestiale adagio per flauto e violino su arpeggio d’archi.
I due CD contengono anche tre belle sonate per due violini, due viole, violoncello e basso continuo. Si tratta quindi di sestetti, sempre con la scansione lento-veloce-lento-veloce, la cui scrittura cameristica manifesta punti di contatto con quella dei Concerti, pur conformandosi come meno brillante e piu` meditativa, specie nelle composizioni in minore.
Se la maestria del compositore non puo` costituire sorpresa, lo e` invece quella degli esecutori. La Prato Integrum Orchestra e` una giovane formazione russa, l’unica – a quanto pare – nel suo paese che suoni con strumenti originali un repertorio settecentesco. A giudicare da questi due CD, ne fanno parte strumentisti di valore indiscutibile. Non mancano i movimenti, specie quelli veloci, che consentono di apprezzarne l’abilita` tecnica e la precisione del suono. Ma non solo di questo si tratta: l’interpretazione e` elegante, misurata, empatica. Questi musicisti hanno saputo calarsi al meglio nella grande tradizione tardo-barocca tedesca sostanzialmente estranea all’anima russa con grande capacita` di immedesimazione. Per l’opinione che possiamo essercene fatta, il loro Telemann e` fedele all’originale come meglio non potrebbe. Uno splendido Telemann suona ad Est. La qualita` tecnica della registrazione e` eccellente e contribuisce a valorizzare la bravura degli esecutori e la loro cura del minuto dettaglio. Una lode a parte merita la veste editoriale: estremamente curata e raffinata la presentazione grafica dei CD e dei booklet.
L’eccellenza degli interpreti, la felice scelta antologica e la riscoperta di tanti pezzi inediti concorrono nel far giudicare i due SACD un apporto notevolissimo alla discografia in rapida espansione del compositore di Magdeburgo.


Giancarlo Bernacchi
Musica 193, febbrario 2008

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